Nel primo volume della sua “Storia politico-militare della guerra dell’indipendenza italiana (1859-60) compilata su documenti e relazioni autentiche” (Torino, 1860-67) il deputato e patriota torinese Pier Carlo Boggio riportava il testo del discorso pronunciato dal Conte di Cavour al Parlamento Subalpino il 22 giugno 1860.
“E invero, o signori, se coll’incendio della città di Mosca l’impero russo ha potuto respingere l’invasione francese, io credo che a buon diritto noi possiamo affermare che mercé dell’allagamento della intera provincia Vercellese, noi abbiamo impedito all’invasione austriaca di estendersi fino alla Capitale. Senza questa risoluzione arditamente ordinata dal Governo e mirabilmente eseguita dal distintissimo Ingegnere Cavalier Noè, e alla quale cooperarono con esemplare abnegazione le popolazioni, certamente questa sala medesima sarebbe stata profanata dalle armi straniere”.
Come il fuoco aveva fermato l’avanzata di Napoleone nella campagna di Russia del 1812, così il sapiente uso dell’acqua bloccò l’avanzata dell’esercito austriaco diretto a Torino prima dell’arrivo dell’alleato francese.
Ideatore del piano strategico un ingegnoso monferrino che tra il 25 e il 29 aprile 1859 allagò oltre 45.000 ettari di terreno tra Dora Baltea e Sesia, sbarrando i canali d’Ivrea, di Cigliano e del Rotto.
Nato a Bozzole da Giuseppe Noè e da Teresa Mariani, fu battezzato il 5 settembre 1812 dal parroco don Agostino Dainotti con i nomi di Carlo Giuseppe.
Conseguita nel 1835 la laurea in ingegneria idraulica presso la Scuola di Applicazione per Ingegneri di Torino, iniziò la sua attività al servizio delle Regie Finanze come assistente ingegnere presso l’Ufficio Tecnico di Cigliano, di cui divenne nel 1841 ispettore capo. Dopo la stesura di un progetto di allargamento del canale del luogo, fu impegnato, insieme all’ing. Epifanio Fagnani, nella costruzione del canale Cavour (1863-1866), ideato dall’agrimensore vercellese Francesco Rossi (1842-1846) e da lui riprogettato su incarico di Cavour. L’edificio di presa venne costruito non più a Crescentino, ma a Chivasso, dove Carlo Noè è ricordato da un monumento in bronzo opera dello scultore vercellese Francesco Porzio (1898). Numerose le onorificenze ricevute, tra cui la croce di cavaliere, poi quella di ufficiale e di commendatore dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Fu anche nominato cavaliere dell’ordine spagnolo di Carlo III per l’attività di progettazione dell’irrigazione in quel paese e socio onorario corrispondente dell’Accademia dei Georgofili di Firenze. Morì il 6 ottobre 1873 a Torino e fu sepolto a Valenza nella tomba Annibaldi, Comolli, Noé.
Dionigi Roggero – Il Monferrato, 2010

 


DA BOZZOLE A VALENZA
Suonano le 9,30 (di sabato 22 maggio, ndr.) alla chiesa parrocchiale di Bozzole mentre a nostra volta suoniamo alla porta del Municipio e spingiamo la porta (pesante). Al primo piano ci riceva il sindaco Ugo Baldi, agricoltore, bozzolese da parte di padre e, casalese da parte di madre (Imarisio).
Bozzole è un piccolo comune, 330 anime, al confine con Pomaro (e vi “regnavano” i marchesi Della Valle).
E’ sempre di più un comune dormitorio di Valenza visto i molti addetti nel settore orafo.
Qui la storia era intrecciata al Po (molti i pescatori) fiume amato e temuto: si è rischiato molto nell’alluvione del 2000 quella, lo abbiamo più volte scritto, del “Bozzole è persa” pronunciato davanti anoi per il Magistrato del Po dall’ing.Condorelli, ma non teneva conto della Madonna dell’Argine… Alludiamo alla cappelletta votiva eretta a metà Ottocento sull’argine fluviale fuori paese dal Marchese Giuseppe Rolando Dalla Valle pagata agli scultori Pessina di Milano.
C’è il Parco del Po che potrebbe essere, lo diciamo noi, una risorsa e non deve essere guardato con sospetto,
E’ in stand bay invece il progetto di una nuova Disneyland che coinvolge molti comuni e utilizzerebbe terreni oggi poco utilizati (per la gioia delle zanzare?), sta partendo alla grande un poì più verso Casale (Borgo San Martino) la realizzazione di uno sky-dome (tuti a sciare, tutti a sciare…)
Ma siamo qui per gli echi risorgimentali in vista di una pubblicazione per il 150° dell’Unità d’Italia, scopriamo ad esempio che si chiama Ponte di Radetsky quello dell’argine della ferrovia dal ponte di Po verso Casale, ma neanche la signora Carla (gentile impiegata del Comune) sa di più.
Andiamo poi col sindaco Baldi alla casa dove è nato Carlo Noé, oggi è di proprietà della restauratrice Simona Ardrizzi ed al numero 5 della via giustamente intitolata allo stesso Noe (una seconda entrata è in Vicolo Bonacossa n. 1). Non sarebbe male ricordare il tutto con una lapide.
Via. Alla stazione di Valenza ci aspetta la nostra guida-scorta-motorizzata lo storico Carlo Dabene, deve portarci alla tomba Noè, ma prima ci fa ammirare la zona Colombina con affaccio panoramico sul Po, si lega a un miracolo, San Massimo disse: “scegliamo per far nascere Valenza lun uogo in cui si posa una colomba appositamente lasciata libera…” e qui in alto si posò.
Evitando il mercato eccoci al cimiterò, alla periferia della città, è napoleonico (1805) e si apre con un porticato.
Passiamo davanti alle tombe Scalcabarozzi e Tarony Saisi de Chateauneuf e arriviamo alla cappella Annibaldi, Comolli, Noé. Una lapide così ricorda il nostro ‘salvatore’: “Presso ai genitori Giuseppe e Teresa riposa in Dio Carlo Noè, commendatore dell’ordine mauriziano, cavaliere dell’ordine di Carlo III, ingegnere ed architetto, nelle scienze idrauliche ritenuto sommo; ebbe incarichi dalla Patria e dalla Spagna; nel 1859, con improvviso allagamento del territorio vercellese, salvò Torino capitale. Per religione, bontà d’animo e virtù civile rese in vita il suo nome caro e venerato. Lo affidò, poi, morendo all’opera sua imperitura del Canale Cavour…”.
Prima di uscire rendiamo omaggio al famedio che ricorda il sacrificio della Banda Lenti (27 giovani catturati nel settembre 1944 a Madonna dei Monti di Ottiglio e trucidati a Valenza, proprio davanti al cimitero) un triste legame tra Valenzano e Monferrato.

Luigi Angelino – Il Monferrato, 2010